Scopri se sei easy readable

Vuoi farti comprendere da tutti quando scrivi? Prova a fare un test utilizzando la formula dell'indice di leggibilità. Vediamo di cosa si tratta.

Nel 1947 lo studioso austriaco Rudolph Flesch ideò una formula, nota in seguito come formula di Flesch, così espressa: 206,835 - 0,864 x S - 1,015 x W. Nella formula in questione S stava a indicare la lunghezza media delle parole in sillabe per parola e W la  lunghezza media delle frasi espressa in parole per frase.

La formula, in sostanza, calcolava la leggibilità di un testo analizzando la lunghezza delle frasi e il numero delle sillabe in esse contenute. Pur nella sua semplicità però, la formula era poco adattabile ad altri contesti linguistici che non fossero quelli della lingua inglese, lingua per la quale era stata pensata. A colmare tale lacuna, ci pensò lo scienziato italiano Roberto Vacca negli anni settanta del secolo scorso. Vacca perfezionò la formula calzandola al nostro idioma nel modo seguente:

Facilità di lettura = 217 - 1,3 x W - 0,6 x S

dove la W stava a significare la media delle parole di ogni singola frase e S il numero medio delle sillabe per ogni cento parole. Adottando questa formula si evince, ad esempio, che l'incipit dei Promessi Sposi ha un punteggio di 34, mentre in media la scrittura di Umberto Eco si colloca attorno a 49, quella di Isaak Asimov intorno a 61, e quella di Enzo Biagi raggiunge quota 63. In altre parole più alto è il valore di indice ottenuto, più il testo risulta leggibile.

Comunque c'è da dire che in quanto ad affidabilità ancora non ci siamo. Soprattutto se prendiamo in considerazione il fatto che ci si basi solo sul concetto di brevità e di semplicità numerica delle parole e non si tenga conto, ad esempio, dell'uso della stessa parola in differenti contesti semantici.

Fu così che, lasciando da parte le sillabe, si giunse finalmente all'utilizzo dell'indice di Gulpease, ideato nel 1988 dal gruppo di ricerche del GULP (Gruppo Universitario Linguistico Pedagogico presso il Seminario di Scienze dell'Educazione dell'Università degli studi "La Sapienza" di Roma. La formula è la seguente:

Facilità di lettura = 89 - (Lp / 10) + (3 x Fr)

In questo caso Lp é il totale delle lettere moltiplicato 100 e diviso per il totale delle parole, e Fr il numero totale delle frasi moltiplicato per 100 diviso il totale delle parole. Gli studiosi hanno quindi constatato che su una scala da 0 a 100, più alto è il valore restituito dal test più esso risulta leggibile, mentre il grado di difficoltà di lettura e di comprensione è inversamente proporzionale al livello di istruzione di chi legge: un valore inferiore a 80 risulta difficile o incomprensibile per chi ha fatto solo le elementari, inferiore a 60 per chi ha la licenza media e 40 per chi è diplomato. Incredibile vero? L'Indice Gulpease è stato tradotto dall' Èulogos SLI (Sistema Linguistico Integrato di analisi linguistica) nel programma Autogulp, ottenendo discreti risultati.

Personalmente ritengo che nessun programma informatico possa, allo stato delle cose, essere in grado di sostituirsi all'interpretazione delle molteplici sfumature di senso della nostra cara lingua italiana. Per quanto potente e 'word sensitive' esso possa essere (vedi il flop dei traduttori automatici). Vuoi cimentarti subito nella valutazione del tuo indice di leggibilità? Prova qui.

n.b.

Dai risultati ottenuti nel test dal presente post, risulterebbe che il sottoscritto deve lavorarci su per rendere comprensibile ai più le proprie idee. Colpa degli incisi? Chissà. Ad ogni modo prometto di fare meglio la prossima volta! 😉

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